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Cismon del GrappaCismon del Grappa è un comune della provincia di Vicenza, in Veneto, situato nella parte nord della valle Canale di Brenta al confine con la Valsugana.

Monumenti e luoghi di interesse

Ossario di Cima Grappa
La tragedia della prima guerra mondiale che devastò il paese e il monte Grappa è ricordata oggi dall'ossario del Grappa, un cimitero monumentale che sorge sulla cima del monte e ospita le spoglie di 12.615 soldati italiani caduti sul Grappa durante la prima guerra mondiale, insieme a quelle del generale Gaetano Giardino. In un apposito settore sono raccolte le salme di 10.295 caduti austro-ungarici, rinvenute nelle zone circostanti. Da segnalare la casermetta Milano, ora museo storico, che ospita anche una sala di proiezione di documentari cinematografici dell'epoca.

Ponte Palladiano
Il ponte fu sempre molto importante per la Comunità. Lo testimonia la tariffa del dazio scolpita in pietra (1622-1625) conservata presso il Vecchio Municipio del paese, nella quale i Cinque Savi alla Mercanzia, cioè i funzionari veneziani che si occupavano di questo settore, fecero fissare l'importo dei dazi che i mercanti in transito lungo la valle dovevano pagare al proprietario del ponte. Le numerose alluvioni e l'usura dovuta alla grande quantità di tronchi che scendevano dalle valli di Primiero sul torrente Cismon provocarono la distruzione del ponte varie volte. Uno dei progetti di ricostruzione è attribuito all'architetto vicentino Andrea Palladio, vissuto tra il 1508 e il 1580, che lo riproduce in uno dei suoi quattro libri dell'architettura.

Il Forte Tombion
La Tagliata Tombion è il primo forte della cintura difensiva di confine costruito dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, avvenuta, com'è noto, nel 1866, in seguito a quella che comunemente viene chiamata III guerra d'Indipendenza. Si tratta di un forte di sbarramento che taglia, chiudendola, la principale arteria di collegamento lungo la valle del Brenta. In pratica la Tagliata Tombion ha ereditato alla fine del XIX secolo il ruolo che per almeno ottocento anni aveva detenuto il Covolo di Butistone. Il forte era costituito da due batterie in casamatta, perpendicolari alla strada, precedute entrambe da due terrapieni e un fossato. Fra le due batterie si ergeva un edificio a due piani adibito ad alloggio della truppa. Un secondo edificio a due piani sorgeva parallelamente alla strada, sul lato orientale, ed ospitava i depositi e gli alloggi degli ufficiali. Il tutto era racchiuso da una cinta muraria munita di feritoie per il fuoco di fucileria. Il Forte era armato da due batterie di cannoni da 149G (120B, secondo altre fonti) per un totale di 10 pezzi. Completavano l'armamento due cannoni a tiro rapido e tre mortai. Il presidio stabile era costituito da una compagnia di fanteria e una cinquantina di artiglieri. Completato attorno al 1885, il Forte Tombion era già obsoleto allo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1917, in seguito all'arretramento del fronte dovuto alla sconfitta di Caporetto, il forte venne abbandonato senza che i suoi cannoni sparassero un colpo. Nel '43 ospitò un piccolo presidio di truppe fedeli alla Repubblica Sociale. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno del '44, su richiesta del servizio segreto inglese, un manipolo di partigiani si infiltrò nel forte, neutralizzò il presidio repubblichino e fece saltare l'attigua galleria ferroviaria. L'esplosione distrusse la ferrovia, la strada e buona parte del forte stesso. Oggi restano visibili i resti della casamatta nord, parte del cortile e della cinta muraria e alcuni vani sotterranei.

Rocchetta
Il colle sovrastante l'abitato di Cismon, denominato Rocchetta, avrebbe ospitato, sempre in epoca romana, un avamposto utilizzato per le segnalazioni luminose che servivano ad avvertire i presidi romani della pianura. Sul luogo si intravede la presenza di una costruzione in muratura, ora coperta, e dei resti di embrici e mattoni, che furono riportati alla luce da alcuni sopralluoghi. L'esistenza di insediamenti lungo la mulattiera che portava in montagna si desume anche dai tre sepolcri in località Coli, che gli studiosi ritengono essere stati utilizzati da castellieri retici o da caposaldi romani e successivamente riutilizzati in epoca altomedievale da gruppi di coloni longobardi.

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