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Villa Velo

Velo d'Astico
Tel. 0445 749500 (IAT Tonezza del Cimone)
Web
email iat.tonezza@provincia.vicenza.it

La Villa Velo Zabeo, a Velo d'Astico, è di proprietà dell'Amministrazione provinciale di Vicenza. Si trova in una posizione, sotto il profilo paesaggistico, alquanto indovinata essendo vicinissima al centro abitato e nel contempo sufficientemente isolata da questo; adagiata su di un pianoro panoramico è circondata da un ricco parco. L'origine della villa è molto remota: venne costruita dai conti Velo, nobile e potente famiglia del luogo, nei pressi di un'antica fortezza medioevale i cui resti sono ancora visibili su di una vicina altura.

Il complesso monumentale fu costruito, committente il conte Girolamo di Velo, nel 1752. Si tratta di un insieme di manufatti, costituito da tre corpi di fabbrica che presentano caratterizzazioni diversificate ma coerenti fra loro e che costituiscono un unicum architettonico eccezionale, ulteriormente arricchito da un apparato verde di grande effetto: il giardino storico e il parco secolare con la peschiera; la massiccia costruzione di origine quattrocentesca; la lunga ala settecentesca addossata a ovest con retrostante giardino all'italiana; il portico con colombara che conclude il cortile. A questi si aggiunge la cappella gentilizia, posta prima dell'ingresso.

Da qui si gode di un magnifico panorama: a nord-est il monte Cimone, con il suo Ossario sulla sommità, a ricordo dei Caduti della Grande Guerra; il maestoso monte Cengio, di fronte verso ovest, col famoso "salto" dei Granatieri di Sardegna, testimone dell'eroismo militare sempre nella Grande Guerra (1917); il monte Summano, verso l'imboccatura della valle, dalla pregiata flora montana e dai notevoli ricordi preistorici.

Nell'ampio cortile, al centro troviamo la colonna egiziana, spezzata di porfido, trasportata dalle Terme di Caracalla, da Egidio di Velo Girolamo ad abbellire il parco. Essa è stata resa famosa dalla descrizione che il grande romanziere vicentino Antonio Fogazzaro (1842-1911) fece nel suo romanzo "Daniele Cortis". Lo scrittore colloca in questa villa la dimora dei Cortis e proprio sul piedistallo di questa stele narra dell'iscrizione, che oggi non ci è più dato da leggere, riportata nel romanzo citato. "Hyeme et aestate, et prope et procul, usque dum vivam et ultra", "D'inverno e d'estate, da presso e da lontano, sin ch'io viva e più in là". La colonna spezzata funge egregiamente da figura di sfondo di un amore stroncato.

La parte che unisce l'antico palazzo e il rustico è stata realizzata nella metà del Settecento. La facciata è lunga ben 43 metri: un'ampia e solenne scalinata fa da proemio alla porta centinata d'ingresso, completa di frontone sommitale. Ai lati fanno da contrappunto al portale d'ingresso due eleganti "serliane" dotate di balconata con pilastrini. All'interno il visitatore ha subito l'impressione della sontuosità dell'ambiente, specialmente per gli stucchi e gli affreschi delle pareti del salone centrale, con scene delle epopee napoleoniche. L'autore degli affreschi è Giobatta Canal, che, sulla scia della grande arte decorativa del Tiepolo, affrescava numerose ville e chiese tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento.

 
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